The music for Plato: a powerful educational tool

 

In ancient Greece the term music takes on a different meaning than what nowadays we ascribe to it: it not only indicates the music itself, but it indicates more generally the literary and artistic education. In this context, differently from what happens today, there is a strong link between literature and music itself, since in classical and archaic age poems, whether they are epic, lyrical or dramatic, are usually sung with a musical accompaniment. Music also represents the young greeks’ cornerstone of education, considering that they are taught from childhood to sing. Plato agrees in assigning to music a central role in education, in fact, “rhythm and harmony penetrate deep within the soul touching it and giving to it harmonious beauty […]” (Republic III, XII). However, in his opinion, not all the music has the same educational value: only the music that presents certain characteristics has it. To determine what those characteristics are the philosopher examines one by one the elements that compose the music: words, harmony and rhythm. For Plato, all those literary works that give a false representation of the gods, such as the poems of Homer and Hesiod, can’t be considered educational: in these works the gods are at war with each other, they lay traps, they are victims of overwhelming passions and they go wilde in heartbreaking cries and lamentations. To have an educational value instead, literary works should represent the gods as good and perfect beings that are not subject to the weaknesses and typically human passions. The very young and inexperienced could not distinguish “what is allegory and what is not” (Republic II, XVIII) and could imitate disreputable behaviors. The harmony and rhythm according to Plato must depend on words, that is what you want to express. In particular, all languid and “plaintive” harmonies (Republic III, X), have no educational value, while all have those spontaneous and energetic melodies have it. The first kind of harmonies encourage the development of a too emotional and “soft” temperament (Republic III, II), while listening to the second kind of harmonies leads to develop a strong, temperate and brave temperament. Finally, Plato prefers regular and simple rhythms because in these he glimpses order, elegance and finesse, while he rejects all irregular rhythms as a source of disorder, inelegance and coarseness. The first kind of rhythms leads to the development of a good and simple character (which doesn’t mean trivial), while listening to the second kind of rhythms leads to the development of a bad character.
Essentially, Plato attributes to the music – to a certain type of music – a very important role in education because of its power to influence deeply and intimately people. The music is therefore a very powerful tool throught which people can learn how to be righteous, that means not only to be able to distinguish the beautiful from the ugly in art, but also between good and evil in general.

Helena Cavrini

 

La musica per Platone: un potente strumento educativo

Nell’antica Grecia il termine musica assume un significato differente rispetto a quello che oggi giorno gli attribuiamo: esso non indica soltanto la musica propriamente detta, ma indica più in generale l’educazione letteraria e artistica. In questo contesto, differentemente da quanto accade attualmente, esiste un forte legame tra opera letteraria e musica propriamente detta, dal momento che in età classica e arcaica le poesie, siano esse epiche, liriche o drammatiche, sono solitamente cantate con un accompagnamento musicale. La musica inoltre rappresenta il cardine dell’educazione dei giovani greci, basti pensare che a questi viene insegnato fin da piccoli a cantare. Anche Platone è concorde nell’assegnare alla musica un ruolo centrale nell’educazione, infatti “il ritmo e l’armonia penetrano profondamente entro l’anima e assai fortemente la toccano, conferendole armoniosa bellezza […]” (Repubblica III, XII). Tuttavia, a suo parere, non tutta la musica che circola tra i suoi contemporanei ha lo stesso valore educativo, in quanto per esserlo veramente essa deve presentare certe caratteristiche. Per determinare quali sono queste caratteristiche il filosofo esamina uno per uno gli elementi che compongono la musica: la parola (cioè il testo), l’armonia e il ritmo. Quanto alla parola, secondo Platone, non sarebbero educative tutte quelle opere letterarie che danno una rappresentazione falsa degli dei, come i poemi di Omero ed Esiodo: in opere come queste gli dei si fanno guerra tra loro, si tendono insidie, sono vittime di passioni travolgenti e si riversano in lamenti e pianti strazianti. Per avere un valore educativo invece, le opere letterarie dovrebbero rappresentare gli dei come esseri buoni e perfetti, non soggetti alle debolezze e alle passioni tipicamente umane. Le persone molto giovani e inesperte potrebbero non distinguere “ciò che è allegoria e ciò che non lo è” (Repubblica II, XVIII) e imitare comportamenti disdicevoli. L’armonia e il ritmo secondo Platone devono dipendere dalle parole e cioè da ciò che si vuole esprimere. In particolare, non hanno valore educativo tutte le armonie languide e “lamentose” (Repubblica III, X), mentre lo hanno tutte quelle melodie che sono spontanee ed energiche. L’educazione all’ ascolto delle prime incoraggia lo sviluppo di un temperamento troppo emotivo e “molle” (Repubblica III, II), mentre l’ascolto delle seconde porta a sviluppare un temperamento forte, temperante e coraggioso. Infine, Platone privilegia ritmi regolari e semplici in quanto in questi intravede l’ordine, l’eleganza e la finezza, mentre respinge tutti i ritmi irregolari in quanto fonte di disordine, ineleganza e grossolanità. L’educazione all’ascolto dei primi porta allo sviluppo di un carattere buono e semplice (che non significa banale), mentre l’educazione all’ascolto dei secondi porta allo sviluppo di un cattivo carattere.
In sostanza, Platone attribuisce alla musica – a un certo tipo di musica – una grande importanza, soprattutto per quanto riguarda il suo valore formativo, motivato dalla sua capacità di influenzare profondamente e intimamente le persone. La musica è quindi uno strumento molto potente che, se applicato in un certo modo, è capace di educare alla rettitudine e cioè alla capacità di distinguere non solo il bello dal brutto in ambito artistico, ma anche il bene dal male in generale.

Helena Cavrini